Studentessa fuori sede a Santelli: “Vogliamo tornare dalle nostre famiglie”

“Cara governatrice, so che con i suoi costanti impegni questo post per lei potrà risultare molto superfluo (come tutti i frequenti appelli degli scorsi giorni) ma è giusto che ognuno di noi esprima il parere in merito. Da quasi due mesi noi studenti fuori sede abbiamo deciso di rimanere in Lombardia per evitare di poter essere veicolo di diffusione del virus nella nostra regione, questo perché la amiamo così tanto che a differenza di altri abbiamo messo da parte il nostro egoismo per poterla tutelare. Soprattutto abbiamo compreso fin dall’inizio, dalla notte dell’8 marzo, che il nostro arrivo avrebbe contribuito all’arrivo dell’epidemia in Calabria, come ahimè si è manifestata in condizioni disastrose nella Regione Lombardia. Le nostre gesta sono state considerate e apprezzate molto dai nostri corregionali, che con orgoglio ci hanno considerato parte di quella Calabria “sana” che è riuscita a sacrificare i propri interessi per amor della propria regione e non solo dell’intera Italia; ad oggi queste gesta meritano d’essere ripagate”.
Sono le parole contenute in una lettera-appello indirizzata alla governatrice della Calabria Jole Santelli e messe nere su bianco da Floriana Lucà, residente a Bianco, nella locride, e studentessa di Giurisprudenza alla Statale di Milano. “Si affrontano diverse situazioni, mia cara governatrice – spiega la studentessa -, chi non può più pagare l’affitto perché ha perso il lavoro, chi versa in condizioni psicologiche instabili perché si ritrova a stare solo in pochi metri quadrati e chi soltanto necessita dell’affetto della propria famiglia. Le situazioni son tante ma che lei, o per mancanza di tempo o per mancanza di volontà non ha voluto considerare. Ci sentiamo abbandonati dalla nostra stessa Regione che si rifiuta di trovare una soluzione, quando noi nel momento del bisogno non abbiamo esitato ad aiutarla. Come mai è stata data la possibilità agli studenti all’estero di tornare e a noi studenti in Lombardia no? Questo perché forse non godiamo tutti degli stessi diritti? Io non riesco a darmi una risposta, me la dia lei”.
A “noi, ad oggi, viene vietato il ricongiungimento familiare, il poter tornare a casa nostra dalle nostre famiglie – prosegue -, l’appello che le rivolgo è quello di poter tornare a casa nostra dalla nostra famiglia ormai esausta di saperci lontani, seguendo tutte le dovute precauzioni che altri in passato si sono rifiutati di seguire. Siamo cittadini prima italiani e poi calabresi, con un senso civico non indifferente. Le chiediamo di non abbandonarci e di iniziare a progettare un nostro rientro in assoluta sicurezza, e di dimostrare lo stesso rispetto che noi abbiamo dimostrato verso la nostra amata terra. Con questo la saluto e le chiedo di riflettere su queste parole”, conclude.
(Lro/Adnkronos)

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