Shoah: Campo di Ferramonti, in visita moglie e figlia di due ex internati

Ricorre oggi il Giorno della Memoria in ricordo dell’olocausto e della deportazione. Il prefetto della provincia di Cosenza Cinzia Guercio presso l’ex campo di concentramento Ferramonti di Tarsia ha partecipato alla cerimonia della deposizione della corona al monumento dedicato agli ex internati e ha consegnato, su decreto del Presidente della Repubblica, le medaglie d’onore ai familiari di quattro calabresi deportati nei lager nazisti. All’evento hanno partecipato la moglie e la figlia di due ex internati che per la prima volta hanno visitato il campo di concentramento dove i propri congiunti vissero per tre anni. Entrambi ebrei, studenti ucraini di Medicina presso l’Università di Genova, vennero deportati dalla Liguria insieme ad altre 21 persone dopo l’entrata in vigore delle leggi razziali.

Il padre di Yolanda Benham era cresciuto a Vienna ed una vota internati aveva stretto un forte legame di amicizia con il suo collega Isacco Friedmann. “Ebbe la fortuna – afferma Yolanda – di essere deportato nel campo di concentramento di Ferramonti e non a Nord o ad Auschwitz dove invece sono morti i miei nonni. Questo ha significato la sua salvezza altrimenti con molta probabilità sarebbe stato ucciso. Non mi ha mai raccontato nulla dell’internamento in Calabria, era troppo doloroso per lui. Sicuramente è stata un’esperienza che lo ha danneggiato anche se ha sempre affermato che furono i tre anni più importanti della sua vita da cui trasse insegnamenti sull’umanità e su ciò che è veramente importante nella vita”. (segue)

“Anche mio marito – spiega la moglie di Friedmann Ingeborg Kespe – sosteneva di avere tratto delle lezioni positive dall’internamento nel campo di Ferramonti perché aveva incontrato degli uomini giusti, umani, nonostante le difficoltà. Era un argomento sul quale ironizzava molto, senza entrare nel dolore. Si lamentava del cibo, ricordava di aver mangiato malissimo, odiava le lenticchie perché nel campo le mangiavano con i vermi. E’ morto a 103 anni dopo essere diventato un neurochirurgo”.

Le due donne entrate in contatto grazie al lavoro di ricerca sugli internati di Ferramonti di Cinzia Robbiano, Bibliotecaria di Ovada in provincia di Alessandria, hanno le idee ben chiare sul conflitto israeliano-palestinese. “Mi fa male perché Israele – secondo Ingeborg – è una grande democrazia che nessuno apprezza”. A farle da eco è Yolanda la quale sottolinea come Israele sia aggressivo “solo per difendere se stesso. Dovremmo tutti lottare per Israele, non condannarlo”.

(Mit/Adnkronos)

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