Sant’Eufemia d’Aspromonte (RC: Arrestato il latitante Rocco Graziano Delfino

(ANSA) – SANT’EUFEMIA D’ASPROMONTE, 03 DIC – I carabinieri
della compagnia di Palmi e dello squadrone «Cacciatori di
Calabria» hanno arrestato il latitante Rocco Graziano Delfino,
di 34 anni, di Sinopoli. I militari lo hanno scovato nelle
campagne di Sant’Eufemia d’Aspromonte. L’uomo, ritenuto un
elemento di spicco della cosca Alvaro di Sinopoli, era ricercato
dal 2017, dopo una condanna definitiva a 12 anni di carcere per
traffico di sostanze stupefacenti.
L’uomo, inoltre, era ricercato per l’ordinanza di custodia
cautelare in carcere emessa lo scorso febbraio dal gip su
richiesta della Dda di Reggio Calabria. Con l’accusa di
associazione a delinquere di stampo mafioso, infatti, Rocco
Graziano Delfino è indagato nell’inchiesta «Eyphemos» che ha
riguardato le cosche di Sant’Eufemia e i rapporti con la
politica. Secondo il procuratore di Reggio Calabria Giovanni
Bombardieri, l’aggiunto Gaetano Paci e il sostituto della Dda
Giulia Pantano che hanno coordinato le indagini, Delfino sarebbe
stato affiliato all’interno del carcere di Palmi. Anche da
latitante, secondo gli investigatori, avrebbe partecipato alle
riunioni della ‘ndrangheta di Santa Eufemia e sarebbe vicino
alla «frangia mafiosa – è scritto nel capo di imputazione –
riferibile a Domenico Laurendi detto ‘Rocchellinà».
Ritenuto un soldato della cosca, il latitante arrestato è
parente di altri due indagati della stessa inchiesta coordinata
della Dda: è nipote del «mastro di giornata» Pasquale Cutrì e
fratello di Nicola Delfino detto «Cola», entrambi accusati di
associazione mafiosa. Il «ragazzo latitante a nome Rocco» veniva
chiamato Delfino dagli altri indagati intercettati dalla squadra
mobile. Di lui ha parlato anche il collaboratore di giustizia
Pasquale Labate, un tempo affiliato alla cosca Guerrisi,
satellite dei Piromalli di Gioia Tauro. Davanti ai magistrati,
il pentito non ricordava il nome di Rocco Graziano Delfino ma ha
riconosciuto la foto dicendo «È il soggetto battezzato in
carcere». (ANSA).

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