Santelli: “Con Minoli per costruire impresa audiovisivo”

(ANSA) – CATANZARO, 26 SET – «E’ il tentativo molto
ambizioso, che mi auguro riuscirà, di costruire una vera e
propria impresa dell’audiovisivo in Calabria con un
professionalità come Gianni Minoli che ci assicura a livello
nazionale la più alta percentuale di possibilità di successo».
Lo ha detto Jole Santelli, governatrice della Regione Calabria,
presentando, durante una conferenza stampa che si è tenuta a
Catanzaro, il nuovo corso dell’industria creativa, del cinema e
dell’audiovisivo nella Regione che va sotto il nome di Calabria
Lab, affidata a Giovanni Minoli, nuovo commissario della
Fondazione Calabria Film Commission.
«La Film Commission – ha aggiunto Santelli – non può essere
un sistema per cui la Regione paga una fiche a chi viene e poi
va via. Deve essere un’arte che crea economia, per dare
opportunità ai nostri ragazzi. Quindi a chi mi chiede perché ho
scelto Minoli e non un calabrese, rispondo: perché è il maestro
della televisione italiana. Quanto alle chiacchiere sul fatto
che da Roma mi si impongano le scelte dico che perché Minoli mi
dicesse sì ho avuto la collaborazione di un membro della sua
famiglia. Inoltre gli ho lanciato una sfida impossibile, quella
di aiutarci a spiccare il volo che questa terra merita».
Qualcosa, dunque, che non abbandoni del tutto il vecchio
tracciato, ma che converga completamente su una linea nuova
fatta di cinque direttrici questo è «Calabria Lab”: documentari,
docufilm, lunga serialità, media serialità, e film. «La Film
Commission – ha detto ancora Santelli – così com’è costruita è
uno strumento datato vent’anni. Io stessa ho partecipato a
realizzarlo con il presidente Chiaravalloti. Il mondo della
televisione intanto è cambiato e bisogna star dietro ai
cambiamenti se si vuole restare sul campo. La Film Commission è
uno strumento radio televisivo, è arte, ma soprattutto deve
essere economia dalla quale mi aspetto costruzione di maestranze
e nascita di professionalità».
«Film Commission – ha detto Minoli – per me è una
definizione sovietica, perché troppo riduttiva. Quello che si
vuole realizzare con il progetto che mi ha chiesto Jole Santelli
è una vera e propria industria e al momento siamo a zero».
(ANSA).

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