Sanità: Sit in sindacati alla Regione, il commissario Cotticelli non li riceve

(ANSA) – CATANZARO, 08 LUG – Circa mille le persone hanno
partecipato alla Cittadella regionale di Catanzaro al sit in
“Emergenza Sanità Calabria» organizzato dai sindacati Cgil, Cisl
e Uil. «Avremmo dovuto essere di più – hanno detto alcuni
lavoratori del settore medico-sanitario – ma abbiamo dovuto
rispettare il distanziamento sociale imposto dalle regole del
Covid-19».
Molte le tematiche che i segretari dei sindacati avrebbero
voluto discutere con il commissario Saverio Cotticelli, che non
li ha ricevuti. «Abbiamo chiesto con forza – ha spiegato Angelo
Sposato, segretario regionale Cgil – che si faccia una
discussione su tre questioni fondamentali: il riordino del
sistema sanitario ospedaliero della medicina che va fatto con i
lavoratori che in questi mesi hanno garantito l’emergenza
sanitaria; sbloccare le assunzioni nella sanità perché mancano
4mila operatori, medici e infermieri; serve un piano per la
riqualificazione del personale, la stabilizzazione del
precariato e la internalizzazione dei lavoratori che in questo
momento sono al servizio con aziende esterne».
Tra i gli argomenti proposti anche i temi della legalità.
“Abbiamo due aziende sanitarie – hanno spiegato i rappresentanti
sindacali – sciolte per mafia: Catanzaro e Reggio Calabria, una
in dissesto finanziario. La politica non può continuare a far
finta che non esiste il tema delle infiltrazioni mafiose e noi
chiederemo la modifica del decreto Calabria. Questo
commissariamento deve essere superato con un commissariamento
che abbia la capacità e qualità per gestire questa fase. Se ci
sono stati delle infiltrazioni c’è stato qualcuno che ha avuto
delle responsabilità. Anche nella gestione manageriale bisogna
togliere dalle mani della politica la Sanità in Calabria e avere
la possibilità di gestire con il ministero della Salute e con la
Regione, una nuova fase che noi chiediamo si apra da domani con
un tavolo e con il superamento di questo commissariamento».
Secondo Santo Biondo, segretario regione Uil «la
situazione è al collasso e non è corrispondente agli impegni
presi con il decreto Calabria. Manca l’interlocuzione. La
Regione scarica le responsabilità, a causa del decreto Calabria,
il commissario è inesistente, c’è un ministro, Speranza, che nei
mesi scorsi aveva preso degli impegni che non ha mantenuto. C’è
una carenza di personale dalla quale derivano tutte le
inefficienze del sistema e dall’altra parte non si mette ordine
a quella che è la spesa malata all’interno del Bilancio dell
Regione, in termini di appalti, forniture e manutenzioni. Quindi
noi chiediamo al Governo di impegnarsi direttamente. Non è un no
al commissariamento per un ritorno alla politica che ha fallito
in questo settore. La Sanità è anche un tema di infiltrazione
criminale, quindi intervenire in questo settore significa anche
fare una battaglia di liberazione dal crimine organizzato».
«C’è necessità di un nuovo modello di sanità che sappia –
ha sottolineato Tonino Russo, segretario Cisl Calabria –
adeguatamente curare il cittadino, che eviti le fughe dei
cittadini fuori regione anche solo per le liste di attesa per
prestazioni banali. Che preveda una rete territoriale che
coinvolga il medico di famiglia e prenda realmente in carico il
cittadino. Il commissario in dieci anni non ha fatto niente e
l’ultima fase è stata deludente. La Calabria viene fuori con un
deficit enorme e ieri la Giunta ha dovuto deliberare altri 100
milioni di prestito per un altro mutuo trentennale e i calabresi
stanno pagando un caro prezzo. Così noi non usciremo mai
dal.piano di rientro e non raggiungeremo mai i Lea. La Sanità
deve essere pubblica e il privato deve integrare e non fare
concorrenza». (ANSA).

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