Rimborsopoli: Ricorso di Adamo, “non ho intascato un euro”

Catanzaro, 22 feb. (Adnkronos) – “Ho il dovere di precisare che neanche un solo euro è stato intascato dal sottoscritto”. E quanto dichiara l’ex vicepresidente della regione Calabria, Nicola Adamo, dopo la decisione della Corte dei conti che nell’ambito dell’inchiesta “Rimborsopoli” lo ha condannato a risarcire alla Regione Calabria 235mila euro. “Si confida che, in sede di appello, possano essere riconosciute le molteplici ragioni che saranno poste a base del ricorso stesso – dichiara Adamo in una nota -, oltretutto, la stessa Corte dei conti ha sancito sentenze diverse da sezioni diverse, con orientamenti contraddittori e difformi, nell’ambito della cosiddetta vicenda “Rimborsopoli” della Calabria”.
Ho “il dovere di precisare, inoltre, che neanche un solo euro è stato “intascato” dal sottoscritto – aggiunge -, e la stessa Corte dei conti afferma che, per quanto mi riguarda, il presunto danno erariale si sarebbe configurato solo “nell’utilizzo di somme per pagare un contratto di servizio stipulato con l’associazione “L’Idea” e per spese fatturate all’associazione, ovvero per erogazioni a favore di componenti della stessa”….”. (segue)
(Lro/Adnkronos)

(Adnkronos) – Anche “la contestazione della Corte dei conti – prosegue Adamo – si muove lungo le linee poste a base del procedimento penale in atto presso il tribunale di Reggio Calabria, secondo il quale la presunta inappropriatezza sarebbe da ricondurre al fatto che io avrei autorizzato spese per finanziare attività politica e non attività istituzionale, laddove è tutta da definire quale sia la differenza tra attività politica e istituzionale”.
Nessuna “accusa, dunque, di avere intascato o di essermi appropriato, né illecitamente né legalmente, di alcuna benché minima cifra di denaro – conclude Adamo -, si rende necessario questo chiarimento al fine di ripristinare la realtà dei fatti di fronte ad evidenti speculazioni e strumentalizzazioni, che soprattutto attraverso la rete web e i canali social, in queste ore, si diffondono artatamente e di cui, naturalmente, sarà valutata la sussistenza dei termini diffamatori, ai fini di conseguente querela”.
(Lro/Adnkronos)

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