Regione: “Un piano per sviluppo enoturismo”

(ANSA) – CATANZARO, 08 SET – «Un piano che coinvolga, senza
le discriminazioni registrate nel recente passato, gli attori
che operano positivamente e con professionalità in Calabria e un
disciplinare operativo per sviluppare concretamente l’enoturismo
in tutte le aree vinicole regionali». È quanto chiede il
consigliere regionale Francesco Pitaro (Gruppo Misto)
presentando una mozione da sottoporre all’approvazione dell’Aula
nella prossima seduta dell’Assemblea regionale. Per Pitaro è
necessario «superare le fumose, deludenti e del tutto
fallimentari pratiche fin qui perseguite che hanno determinato
solo perdite di tempo prezioso in inutili polemiche, mettendo in
piedi un piccolo, inconsistente «carrozzone», una vuota parvenza
di Enoteca regionale dall’incerto profilo giuridico».
Nell’atto di indirizzo Pitaro invita la Giunta a predisporre
un «atto ricognitivo su quanto effettivamente sviluppato negli
ultimi 10 anni in tema di enoturismo e di promozione dei vini
calabresi. Bisogna ripartire dalle certezze – afferma – con una
puntuale e fattuale verifica dei risultati conseguiti dalle
azioni intraprese in Italia e all’estero al fine di valutare, al
di là di nebulose e trionfalistiche asserzioni
auto-referenziali, gli esiti reali, cifre alla mano, per poter
computare l’effettivo rapporto costi-benefici. L’atto
ricognitivo deve comprendere anche quanto di concreto è stato
avviato nelle relazioni fra territorio, attività vitivinicole e
turismo, aggiornando e includendo una mappatura tematica delle
strade del vino già attivate o pianificate in Calabria». Inoltre
si auspica «lo sviluppo, con l’ausilio delle Università, dei
centri di ricerca e delle più accreditate e attive associazioni
di categoria, sia dei produttori e sia del comparto nel suo
complesso, di un Piano operativo di marketing dei luoghi e delle
strade del vino così da potenziarle e trasformarle in veri assi
attrezzati. L’obiettivo – prosegue – è, superando incomprensioni
e divisioni del passato, mettere insieme, in forma integrata e
strategica, prodotti, percorsi, ‘sentierì anche immateriali,
luoghi di produzione e cantine, punti informativi e segnaletica,
tutti gli spazi museali esistenti legati al vino o con sezioni
di interesse enologico, strutture ricettive e ristorative
armonizzati nell’impegno della valorizzazione dei prodotti
tipici e dell’identità vitivinicola nonché eventi culturali e
iniziative. Sono state pronunciate, e accreditate
istituzionalmente, teorie bislacche, come quella che vedrebbe
ormai superato il concetto di ‘Enoteca regionale fisicà. Basta
vedere quelle che hanno le altre Regioni, distribuite e
attivissime sui territori, per smentirle… È necessario
progettare e realizzare spazi espositivi indispensabili per
svolgere, con i più importanti ma anche i più piccoli
produttori, attività di promozione dei prodotti vitivinicoli, in
Calabria, in Italia e a livello internazionale. Occorre
valutare la possibilità di determinare, o aggiornare, il quadro
normativo esistente in materia di turismo sugli aspetti
specifici dell’enoturismo. Ma anche promuovere a livello
nazionale, sollecitando i ministeri dei Beni culturali e delle
Politiche agricole, la candidatura delle terre del vino
calabresi fra i luoghi della cultura vitivinicola italiana a
Patrimonio Mondiale Unesco, nella lista dei beni immateriali».
Pitaro ricorda infine «che il quindicesimo Rapporto sul
Turismo del vino in Italia ha accertato che questo settore
determina a livello nazionale oltre quattordici milioni di
accessi, tra escursioni e pernottamenti, e un giro d’affari di
2,5 miliardi di euro. Si tratta di un particolare segmento del
turismo che coinvolge migliaia di aziende, determinando un
notevole moltiplicatore economico, fra prodotto di vino
acquistato e indotto nel territorio. Senza dimenticare che fra i
turisti ‘del vinò, due persone su tre sono interessate anche
all’olio extravergine». (ANSA).

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