Reggio Calabria: Arresto ex direttrice carcere, altri indagati

(ANSA) – REGGIO CALABRIA, 26 AGO – «L’indagata Longo non ha
lesinato durante il periodo della sua reggenza di intrattenere
rapporti quanto mai inopportuni con i parenti di alcuni
detenuti, per non dire che ella con il suo inqualificabile
comportamento ha sistematicamente violato le norme
dell’ordinamento penitenziario così agevolando, ed
alleggerendo, il periodo di detenzione dei maggiori esponenti
della ‘ndrangheta cittadina e non solo». Lo scrive il gip di
Reggio Calabria Domenico Armoleo nell’ordinanza di custodia
cautelare emessa nei confronti dell’ex direttrice del carcere di
Reggio Calabria Maria Carmela Longo, fino a ieri a capo della
sezione femminile di Rebibbia, finita ai domiciliari per
concorso esterno in associazione mafiosa su richiesta del
procuratore reggino Giovanni Bombardieri e dei sostituti della
Dda Stefano Musolino e Sabrina Fornaro.
Nell’inchiesta, condotta dal nucleo investigativo
centrale del Dap e che si allarga, sono indagati anche diversi
agenti della polizia penitenziaria come i fratelli Massimo e
Fabio Musarella, entrambi sovrintentendenti, che sono stati
perquisiti perché avrebbero collaborato con l’ex direttrice
Longo. Per un certificato sanitario falso, inoltre, la Procura
aveva chiesto l’arresto anche per il medico dell’Asp Antonio
Pollio e per la detenuta Caterina Napolitano. Un falso che
sarebbe servito a quest’ultima per non partecipare a un’udienza
di un processo in cui era testimone.
Nell’ordinanza di custodia cautelare c’è scritto che l’ex
direttrice Longo ha disatteso «con costanza e sistematicità le
molteplici norme che disciplinano la vita penitenziaria così, di
fatto, consegnando il carcere ‘Panzerà ai detenuti per reati di
mafia». In sostanza, per il gip, l’indagata «è scesa a patti con
detenuti del calibro di Michele Crudo, appartenente alla cosca
tegano, e con molti altri aderenti alla ‘ndrangheta del
mandamento reggino». Nell’inchiesta è emerso inoltre che l’ex
direttrice Longo si sarebbe interessata per fare ottenere la
possibilità di lavorare all’esterno del carcere all’ex
presidente della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti. Avrebbe
impedito, inoltre, che l’avvocato Paolo Romeo, principale
imputato del processo «Gotha», fosse trasferito a Tolmezzo.
«È davvero sconcertante – scrive il gip – che la
direttrice di un Istituto Penitenziario si siede a tavolino con
il difensore di un detenuto del calibro del Romeo per
pianificare una strategia strumentale ad impedire che questi,
come prescrive la legge, faccia rientro presso la Casa
circondariale di provenienza».
L’inchiesta poggia le sue basi sulle intercettazioni
telefoniche e ambientali, ma anche sulle dichiarazioni di alcuni
collaboratori di giustizia come Mario Gennaro, Francesco Trunfio
e Pino Liuzzo. Dietro le sbarre entrava di tutto perché –
spiegano i pentiti – «i detenuti reggini hanno potere con chi
prende le decisioni nel carcere». (ANSA).

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