Operazione «Malefix»: Tra gli arrestati Giorgio De Stefano, fidanzato con show girl Silvia Provvedi

(ANSA) – REGGIO CALABRIA, 24 GIU – L’operazione condotta
dalla polizia contro le cosche De Stefano-Tegano e Libri di
Reggio Calabria è stata chiamata «Malefix» dal soprannome di uno
degli arrestati Giorgio De Stefano, già Condello Sibio, figlio
naturale dello storico boss Paolo De Stefano, al quale dal 2017
è stato riconosciuto il cognome del padre. Sebbene sia
incensurato, per gli investigatori Giorgio De Stefano – che
usava il soprannome sul suo profilo Instagram – «è da ritenersi
il più valido rappresentante delle propaggini operative della
cosca De Stefano a Milano, dove si è trasferito negli ultimi
tempi».
In una informativa della Squadra mobile di Reggio Calabria
del marzo scorso riportata nell’ordinanza di custodia cautelare
del Gip è scritto che «le ultime notizie sul conto di Giorgio De
Stefano, acquisite dalla consultazione di fonti aperte,
evidenziavano che è fidanzato da oltre un anno con Silvia
Provvedi, che in un famoso reality (‘Il Grande Fratello Vip’)
trasmesso nell’autunno del 2018, lo ha sempre indicato con il
soprannome di ‘Malefix’». La Provvedi, hanno specificato oggi
gli investigatori, è totalmente estranea all’inchiesta.
«Silvia Provvedi e la gemella Giulia – prosegue l’informativa – costituiscono il duo
‘Le Donatellas’ presenziando a vari reality, spettacoli e,
grazie alla notorietà che da ciò loro deriva, partecipando a
serate su tutto il territorio nazionale. In ragione della
frequentazione con Silvia Provvedi, già ex del noto Fabrizio
Corona, a partire dal dicembre 2018, ossia al termine del
realiryi, la cosiddetta ‘stampa rosà ha parlato di Giorgio De
Stefano definendolo ‘famoso imprenditore calabrese che viene da
una importante famiglia, si divide fra la Calabria, Milano ed
Ibiza ed è tra i soci proprietari del Ristorante Oro di
Milanò».
Una «notorietà», quella di De Stefano, che, rileva il gip
nell’ordinanza, non era sfuggita a Alfonso Molinetti, ritenuto
esponente di spicco della cosca, che, intercettato, invitava il
giovane De Stefano «alla massima cautela, sollecitandolo, tra le
righe – scrive il gip – ad una minore ostentazione dei propri
beni e ad uno stile di vita meno appariscente (‘devi stare solo
attento… la visibilità… meno ce n’è… meglio è..’). Si
trattava di un monito tutt’altro che casuale, non sfuggendo
all’esperto Molinetti che il risalto mediatico delle
frequentazioni e delle relazioni coltivate da De Stefano nel
capoluogo lombardo, mal si conciliava con l’approccio ben più
riservato che di regola si addice agli esponenti apicali della
‘ndrangheta. Giorgio De Stefano – scrive ancora il gip –
rassicurava, tuttavia, l’apprensivo sodale. Egli infatti si
diceva sicuro del fatto suo, tranquillizzandolo sulla propria
capacità di attivare, alla bisogna. gli strumenti necessari a
distogliere l’attenzione degli inquirenti ed eludere le temute
investigazioni». (ANSA).

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