Nicola Adamo: “A Callipo l’ho incontrato più volte, in pubblico e in privato”

“Sono costretto a infrangere il mio silenzio stampa perché costretto a replicare alle affermazioni del signor Filippo Callipo. Mi preme precisare, senza tema di smentita, che la falsità di tale asserzione è dimostrata da fatti, occasioni e incontri a livello privato ma anche di carattere pubblico”. Lo afferma in una lettera al Corriere della Calabria l’ex vicepresidente della Regione Calabria, Nicola Adamo, replicando a quanto riportato dal quotidiano locale, secondo il quale Callipo, candidato alla presidenza della Regione Calabria, avrebbe affermato che “per sua scelta” non ha “mai avuto contatti con Nicola Adamo”. Occuperei “troppo spazio per raccontare una molteplicità di episodi – spiega Adamo -, mi limito solo ad alcuni frammenti che possono richiamare la memoria collettiva a prova di indubbia testimonianza”. Subito dopo, Adamo parla delle “intense interlocuzione” con Callipo avute nel periodo 2001-2006, quando lui era Segretario regionale dei Ds e l’imprenditore presidente regionale di Confindustria Calabria.
“Numerose testimonianze potrebbero confermare l’attivismo di Callipo per poter essere scelto già allora come candidato presidente della Giunta regionale”, aggiunge Adamo, “è pletorico intrattenermi sulla intensità del pressing che il Callipo esercitava, attraverso varie forme, soprattutto su di me”, in quella fase “uno dei soggetti determinanti la selezione del candidato presidente”. Poi, prosegue Adamo, “in occasione della formazione della giunta regionale, immediatamente dopo la elezione di Agazio Loiero, il Callipo torna alla carica nei miei confronti affinché, nella mia duplice veste di segretario dei Ds e di designato vicepresidente della giunta regionale, potessi intercedere nei confronti di Agazio Loiero per la sua nomina ad assessore regionale”.
Dunque, “non solo non disdegnava di sedersi insieme nell’esecutivo regionale, ma pensò di affidarsi a me per il soddisfacimento della sua ambizione”. Callipo, stando ad Adamo, “pretendeva non solo di essere nominato assessore, ma voleva che gli si attribuisse la delega alle attività produttive. Ma non se ne fece nulla, perché Loiero, pur disponibile a nominarlo assessore, sollevò la sussistenza di un fondato conflitto di interessi che in quella funzione Callipo avrebbe espresso come imprenditore-soggetto beneficiario di incentivi ed investimenti pubblici regionali”.

Callipo, dunque, spiega ancora Adamo, “non accetta la proposta di nomina ad assessore sol perché il suo impegno era fortemente ed unicamente condizionato dalla sua volontà di governare le politiche industriali, nonché la programmazione e gestione delle risorse finanziarie destinate a quel settore”. Adamo afferma anche di aver “provato a dissuadere il Callipo a non insistere sul volere a tutti costi quella delega assessorile, accettando la nomina ad un altro assessorato”, per poi essere costretto, “nella mia qualità di capogruppo del Pd”, a “intentare una esplicita polemica pubblica sul modo con il quale l’imprenditore di Maierato si era avvalso per le sue aziende di cospicue e milionarie quote di finanziamenti pubblici”.
In quella occasione, prosegue Adamo, “Callipo annunciò nei miei confronti querela che, però, non ha mai inoltrato. Per quanto vale tanto dovevo, per ristabilire un minimo di verità, pur sapendo che nei tempi odierni è premiata la capacità di apparire e non quella di valutare l’effettivo essere di ognuno di noi. E noto che su questo terreno Filippo Callipo sia stato un vero campione ad apparire esattamente l’opposto di ciò che effettivamente è, sia come politico che come imprenditore”.
(Lro/Adnkronos)

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