Ndrangheta: traffico internazionale cocaina, tre arresti

(ANSA) – REGGIO CALABRIA, 04 MAG – Si è chiuso il cerchio sul
processo «Vulcano» nato da un’inchiesta sul traffico
internazionale di cocaina gestito dalle famiglie di ‘ndrangheta
della piana di Gioia Tauro. I finanzieri del Gico e del Goa di
Reggio Calabria hanno arrestato tre persone in esecuzione di
altrettante ordinanze emesse dal Tribunale del Riesame su
richiesta della Procura di Reggio Calabria.
Dopo la sentenza della Cassazione che il 29 aprile ne ha
respinto i ricorsi, infatti, sono finiti in carcere Francesco
Ferraro, Gregorio Marchese e Luca Martinone. I primi due si sono
costituiti alla stazione dei carabinieri e al gruppo della
Guardia di finanza di Gioia Tauro, mentre a Martinone
l’ordinanza è stata notificata nel carcere di Vibo Valentia dove
si trova per altra causa. L’operazione «Vulcano» si era conclusa
nel 2016 con l’emissione di un fermo di indiziato che aveva
colpito 12 persone. Nel frattempo i tre imputati sono stati
condannati anche in Appello: Ferraro e Marchese perché ritenuti
colpevoli, in secondo grado, di associazione a delinquere
finalizzata al traffico di stupefacenti mentre Martinone
condannato per porto abusivo di armi e danneggiamento con
l’aggravante mafiosa. L’inchiesta ha fatto luce su un traffico
internazionale di cocaina che era destinata alle famiglie di
‘ndrangheta dei Molè, dei Piromalli, degli Alvaro e dei Crea. La
droga arrivava anche grazie alla complicità del comandante di
una nave porta-container proveniente dal Sudamerica, la MSC Pho
Lin. Il capitano, al soldo dei narcotrafficanti, una volta
giunto in prossimità delle coste italiane, consentiva il
trasbordo della sostanza stupefacente verso piccole
imbarcazioni, al fine di eludere i controlli doganali al porto
di Gioia Tauro.
Il dominus dell’organizzazione era Michele Zito il cui uomo di
fiducia, secondo gli inquirenti, sarebbe stato Gregorio Marchese
che aveva il compito di gestire la droga smerciata dal gruppo
criminale.
Francesco Ferraro, invece, era l’uomo di fiducia di Nino Pesce,
classe 1982, e si occupava principalmente della raccolta di
denaro per l’acquisto dello stupefacente. Per i pm e per la
Corte d’Appello Luca Martinone finalizzato a rafforzare il
potere della cosca mafiosa dei Molé sul territorio di Gioia
Tauro. (ANSA).

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