‘Ndrangheta: Tar Lazio, giusto scioglimento Comune di Pizzo

(ANSA) – ROMA, 14 FEB – Nessuna illegittimità nel
provvedimento con il quale il Presidente della Repubblica, su
proposta del Governo, decretò nel febbraio del 2020 lo
scioglimento del Comune di Pizzo (Vibo Valentia) per presunti
condizionamenti da parte della ‘ndrangheta. L’ha deciso il Tar
del Lazio, respingendo il ricorso contro lo scioglimento
proposto da alcuni ex assessori ed ex consiglieri del Comune del
Vibonese.
Lo scioglimento del Comune di Pizzo fu disposto nel febbraio del
2020 in seguito all’operazione ‘Rinascita Scott’, condotta nel
dicembre del 2019 dai carabinieri, su direttive della Dda di
Catanzaro, contro alcune cosche di ‘ndrangheta del Vibonese.
Nell’ambito dell’operazione fu arrestato, tra gli altri,
l’allora sindaco di Pizzo, Gianluca Callipo, che era anche
presidente di Anci Calabria.
I firmatari del ricorso avevano contestato, sotto vari profili,
la sussistenza di un quadro indiziario univoco e certo riguardo
il condizionamento mafioso del Comune. Secondo i giudici, però,
“il quadro emergente dall’istruttoria svolta dall’autorità
giudiziaria descrive un contesto generale di diffusa illegalità,
connotato da reiterati e pesanti condizionamenti
sull’Amministrazione comunale da parte dei clan malavitosi di
quel territorio. Condizionamenti che hanno assunto, nel tempo,
una pervasività e una ripetitività tali da condurre a una
diffusa prassi d’illegalità alla base delle scelte politiche,
ispirate da logiche clientelari, contiguità e parentele con
ambienti controindicati, nei più svariati settori. Le
circostanze rilevate in occasione degli accertamenti giudiziari
e di polizia, confluite nella relazione prefettizia e in quella
ministeriale, sono sintomatiche, inoltre, di specifiche
cointeressenze tra gli esponenti politici e amministrativi
dell’ente e le cosche locali, Cointeressenze che, in quanto
tali, sono state ritenute idonee a suffragare il provvedimento
adottato. Sono emerse, infatti, talune circostanze significative
tra cui le frequentazioni di amministratori e dipendenti
comunali con esponenti di ambienti controindicati, il il
sostegno elettorale di esponenti delle organizzazioni criminali
locali, le ripetute illegittimità nelle procedure poste in
essere dall’ente, la diffusa illegalità nei vari settori
dell’Amministrazione comunale e l’indebita ingerenza degli
organi politici sull’operato degli organi amministrativi».
Dagli atti giudiziari sarebbero emerse, inoltre, «criticità in
molti settori e servizi dell’ente, rispetto alle quali si
riscontra una sistematica violazione delle regole a salvaguardia
della legittimità e della trasparenza dell’azione
amministrativa». Un contesto che, secondo il Tar, «denota come
la cura dell’interesse pubblico connesso al mandato conferito
agli amministratori sia stata del tutto omessa». (ANSA).

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