‘Ndrangheta: Spatuzza, “sinergia stragista con Cosa nostra”

(ANSA) – LAMEZIA TERME, 22 FEB – «Sia i calabresi che i
napoletani erano coinvolti mani, piedi e testa nelle stragi». A
dirlo è stato il collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza,
l’ex boss del quartiere Brancaccio di Palermo, sentito nel
processo Rinascita Scott in corso nell’aula bunker di Lamezia
Terme contro le cosche di ‘ndrangheta del vibonese.
Spatuzza ha parlato di «sinergia stragista tra Cosa Nostra e
la ‘ndrangheta» riferendosi ai tre attentati compiuti in
Calabria tra dicembre e gennaio 1993/1994, ai danni di tre
pattuglie dei carabinieri, uno dei quali costò la vita a due
militari. «Anche a Napoli c’era un progetto stragista perché era
stato mandato dell’esplosivo».
«Eravamo a Roma e aspettavamo l’input definitivo di Giuseppe
Graviano per agire e Graviano in quell’occasione disse che
dovevamo sbrigarci a fare l’attentato perché i calabresi si
erano mossi» ha detto tra l’altro Spatuzza facendo riferimento
al fallito attentato contro i carabinieri in servizio di ordine
pubblico allo stadio Olimpico di Roma. L’attentato fallì a causa
di un guasto nel telecomando che doveva azionare autobomba
pronta a esplodere al passaggio del pulmino dei carabinieri.
Il collaboratore, rispondendo alle domande del pm della Dda
catanzarese Annamaria Frustaci, ha anche riferito di un episodio
avvenuto nel carcere di Tolmezzo: Spatuzza riferisce a Filippo
Graviano delle lamentele dei calabresi e dei napoletani riguardo
al carcere duro, nato in seguito alla stagione delle stragi che
veniva imputata ai siciliani e ai Graviano in particolare. Al
che, ha affermato il collaboretore, Graviano risponde «è bene
che questi signori parlino con i loro padri per capire quello
che è successo».
Spatuzza ha ripercorso anche i rapporti tra Cosa Nostra e la
‘ndrangheta ricordando che negli anni ’80 i due fratelli
Notargiacomo vennero ospitati all’interno del villaggio
turistico Euromare di proprietà dei Graviano. Dei due fratelli
Spatuzza ricorda che «uno era ferito a causa di una guerra
all’interno delle famiglie calabresi. I Notargiacomo erano amici
di Antonio Marchese, cognato di Leoluca Bagarella». Il
collaboratore ha anche riferito dei legami tra le cosche
calabresi Molè-Piromalli con i Graviano e con «Mariano Agate,
capo della famiglia mafiosa di Mazara del Vallo, al quale
Giuseppe Graviano aveva dato 500 milioni delle vecchie lire per
aggiustare un processo. I fratelli Graviano – ha aggiunto – si
erano mossi per i Graviano. Da tramite fece Mariano Agate che
teneva molto in considerazione i calabresi».
«A Roma – ha anche detto Spatuzza – abbiamo incontrato un
Nirta perché ci serviva una barca per andare in Marocco a
prendere dell’hascisc. La barca poi approdò sulle coste
palermitane. Con i fratelli Nirta abbiamo fatto un traffico di
hascisc e acquistato attraverso loro delle armi per la famiglia
di Brancaccio». (ANSA).

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