Ndrangheta: processo per appalti “106”, quattro condanne

(ANSA) – REGGIO CALABRIA, 05 LUG – Quattro condanne, nove
assoluzioni e sei proscioglimenti. Si è concluso così il
processo «Bellu lavuru 2» nato da un’inchiesta della Direzione
distrettuale antimafia sulle infiltrazioni delle cosche del
Basso Jonio Reggino, Bova Marina, Palizzi e Africo negli appalti
per l’ammodernamento della Statale 106. Le indagini hanno
riguardato il crollo della galleria Sant’Antonino di Palizzi,
avvenuto il 3 dicembre 2007, secondo gli inquirenti, per lavori
eseguiti in difformità alle prescrizioni dettate dalla Relazione
tecnica e strutturale e dal Piano operativo di sicurezza del
progetto esecutivo.
I 19 imputati erano accusati, a vario titolo, di associazione
mafiosa, concorso esterno, intestazione fittizia di beni,
truffa, danneggiamento, procurata inosservanza di pena, frode in
pubbliche forniture, furto di materiali inerti, crollo di
costruzioni o altri disastri dolosi e violazione delle
prescrizioni alla sorveglianza speciale di pubblica sicurezza.
Nel gennaio 2012, il blitz era scattato anche in Sicilia, in
provincia di Catania, dove risiedevano alcuni dei 21 indagati
destinatari della misura cautelare. Dopo oltre 10 anni dagli
arresti sono stati giudicati colpevoli Giuseppe Altomonte (7
anni e 2 mesi di carcere), il geometra e capo cantiere di
“Condotte» Pasquale Carrozza (6 anni e 8 mesi) l’imprenditore
Antonio Clarà (6 anni e 10 mesi) e Terenzio Antonio D’Aguì (2
anni e 6 mesi). Assolti, invece, Sebastiano Altomonte, direttore
dei lavori Anas Vincenzo Capozza, l’ingegnere e direttore di
cantiere della società «Condotte» Antonino D’Alessio, il
direttore tecnico di «Condotte» Cosimo Claudio Giuffrida, il
geometra della ditta «Clarà» Luca Mancuso, Antonio Nucera, il
project manager della «Condotte» Sebastiano Paneduro, Costantino
Stilo e Francesco Stilo.
Il Tribunale di Reggio Calabria, presieduto dal giudice Fabio
Lauria, ha disposto inoltre il non doversi procedere per
intervenuta prescrizione dei reati contestati a Francesco
D’Aguì, al dipendente della «D’Aguì Beton» Gerardo La Morte, a
Domenico Dattola e a Pietro Stilo. È stato prosciolto perché
giudicato in altro procedimento penale, invece, Pietro D’Aguì. È
stato, infine, dichiarato il non luogo a procedere per Raimondo
Salvatore Zappia, nel frattempo deceduto. (ANSA).

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