Inchiesta Genesi, Santoro: “Il giudice Petrini voleva periti disposti a ungere”

“Il dottor Petrini mi chiedeva di indicargli il nome dei periti che oltre a essere bravi fossero disponibili a ungere, e cioè a pagare somme di denaro a titolo corruttivo”. A dirlo ai pm di Salerno, come attestato dal verbale del 20 gennaio scorso, è Emilio Santoro, medico in pensione e dirigente dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza finito in carcere insieme al giudice Marco Petrini, presidente di sezione della Corte d’Appello di Catanzaro, nell’ambito dell’inchiesta “Genesi”. Il giudice, come riporta la Gazzetta del Sud, aveva la possibilità di scegliere i periti cui affidare consulenze tecniche.
Ed è Santoro a spiegare ai pm cosa si celava dietro quegli affidamenti: “Il dottor Petrini – racconta il medico in pensione – mi chiedeva di indicargli il nome dei periti che oltre a essere bravi fossero disponibili a ungere, e cioè a pagare somme di denaro a titolo corruttivo. Preciso che il perito si sarebbe dovuto far consegnare somme di denaro a titolo corruttivo dalla parte che avrebbero favorito con la consulenza, versando una quota parte di questa somma al giudice Petrini”. In un caso, proprio Santoro avrebbe assistito alla consegna al giudice, da parte di un consulente, di 30mila euro. Fra l’altro, sempre stando al racconto del medico (che dovrà essere riscontrato e poi reggere, eventualmente, a un dibattimento processuale), alcune consulenze sarebbero state affidate a un parente di Santoro privo di laurea e che in passato era stato arrestato. Lo stesso ripreso dalle telecamere degli investigatori mentre consegna al giudice una busta con dentro un agnello.
(Lro/Adnkronos)

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