Covid: Gratteri, “le mafie approfittano della crisi”

(ANSA) – ROMA, 16 NOV – «Una delle grandi caratteristiche
delle mafie è la capacità di adattamento. Anche in questa
difficile e delicata situazione, sono riuscite ad adeguarsi,
trasformando l’ennesima crisi in opportunità. Hanno cambiato
rotte per l’approvvigionamento della droga e hanno modificato i
sistemi di spaccio». Così il procuratore della Repubblica di
Catanzaro Nicola Gratteri su La Stampa parlando delle modalità
delle mafie di rendersi flessibili per esempio al lockdown.
«Ci sono stati anche casi in cui hanno dimostrato quella
generosità interessata che li ha sempre caratterizzati – osserva
– non sono mai stati dalla parte della povera gente. Hanno
sempre calcolato ogni loro iniziativa, sempre funzionale a
logiche di consenso sociale. Garantire cibo, arrivare in certi
posti prima dello Stato significa aumentare la loro credibilità
sul territorio, garantendo servizi che poi diventano obblighi».
E allora «quando la stretta creditizia aumenta, gli usurai vanno
a nozze. In momenti come questi, è facile sostituirsi alle
banche, rilevare aziende in crisi, investire il denaro della
droga. È nei momenti delicati come questi che le mafie, quelle
che hanno soldi da investire, prosperano». Le mafie arrivano
prima dello Stato perché «sono meno burocratizzate dello Stato.
Conoscono meglio il territorio, sono sempre presenti, a
differenza di certi politici che si fanno vedere solo in
occasione delle tornate elettorali».
Le mafie non sono da considerare solo un problema di ordine
pubblico: «Guai a continuare a pensarlo. Questo è il grande
problema, da sempre. Le abbiamo considerate per troppo tempo un
problema di ordine pubblico. Da affrontare con le manette e le
sentenze. La lotta alle mafie è anche un problema culturale. Per
sconfiggerle bisognerebbe anche affrancare la gente dalla paura
e dal bisogno”; sono le uniche ‘aziendè a essere cresciute
senza risentire della crisi nel corso del 2020: «È purtroppo un
dato indiscutibile, basta sfogliare i dati sui reati consumati
nel periodo del primo lockdown e confrontarli con quelli
dell’anno precedente. Tutti i reati sono aumentati.
La pandemia non ha affatto fermato le organizzazioni
mafiose». Sulla sanità calabrese? «La responsabilità è equamente
distribuita. La Calabria sconta ritardi di mala gestione e
continua a soffrire per atteggiamenti politici molto
discutibili. Non voglio entrare nel merito politico, ma da
calabrese non vivo bene questa situazione di una terra
continuamente martoriata e abbandonata a sé stessa». E «diciamo
che le zone rosse non fermano le mafie».
(ANSA).

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