Corruzione: Tra i favori al giudice arrestato, vacanze in resort, gamberoni e champagne

Tra i destinatari delle misure cautelari emesse dal Gip del Tribunale di Salerno Giovanna Pacifico c’è Giuseppe Tursi Prato, ex consigliere della Regione Calabria. Condannato nel 2004 a 6 anni di reclusione, aveva quindi perso l’assegno vitalizio. I soldi al giudice Marco Petrini, presidente della II sezione presso la Corte di Assise di Appello di Catanzaro e tra gli arrestati, sarebbero stati promessi, secondo quanto si legge nell’ordinanza, “per far adottare dal collegio giudicante un provvedimento favorevole rispetto al ricorso presentato da Tursi con il quale si chiedeva la declaratoria di ineseguibilità della sentenza di condanna definitiva del 20-12-2004 pronunciata dalla suddetta Corte (divenuta irrevocabile il 6/2/2007) con la quale il ricorrente era stato condannato, tra l’altro, per concorso in associazione di tipo mafioso (…) al fine di consentire allo stesso Tursi il ripristino dell’assegno vitalizio regionale quale ex consigliere, di cui aveva effettivamente beneficiato dal primo aprile 2008 e fino all’aprile 2014” per un ammontare complessivo di oltre 156mila euro. (segue)  Emilio Santoro, che fungeva da intermediario, “consegnava al presidente Petrini una prima somma di denaro – scrive il Gip – per l’importo di 500 euro per l’interessamento di quest’ultimo finalizzato all’accoglimento del ricorso presentato da Giuseppe Tursi Prato”. “Il 17 ottobre Santoro e Luigi Falzetta incontravano nuovamente nei pressi della sede della Commissione Provinciale tributaria di Catanzaro Marco Petrini che, in quella occasione, prometteva di consegnare a Santoro (detto Mario) un documento prima del 2 novembre 2018, raccomandando massima riservatezza,aggiungendo le espressioni ‘Mario dì all’amico tuto che è amico mio che giorno 12 si fà e ancora ‘lui la causa l’ha vinta al 1000 per 1000’ e, nello stesso contesto, accettava in cambio della decisione favorevole sul ricorso di Tursi la promessa di una ulteriore utilità consistita in un soggiorno gratuito presso una struttura gestita dallo stesso Falzetta a Brusson in Valle d’Aosta”.  Ma non solo: cassette di gamberoni e merluzzetti da 350 euro, una bottiglia di champagne, clementine, verdura e formaggi venivano consegnate nell’androne dell’abitazione del giudice per ricordargli la causa sul ricorso di Tursi. Regali che aumentavano con l’approssimarsi della discussione del ricorso, somme di denaro prelevate nell’istituto di credito presieduto da Ottavio Rizzuto, la Bcc del Crotonese, destinatario anche lui della misura cautelare.
(Sil/AdnKronos)

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