Coronavirus: Torna in carcere Rocco Filippone, ritenuto capobastone della ‘ndrangheta di Melicucco

Le porte del carcere si riaprono per un altro dei boss finiti ai domiciliari
per ragioni di salute connesse all’emergenza Coronavirus.
Scarcerazioni che avevano provocato tante polemiche e spinto il
governo a intervenire il 9 maggio scorso con un decreto che ha
previsto la rivalutazione di quelle decisioni alla luce del
mutato quadro dell’epidemia.
Stavolta a tornare in cella è Rocco Filippone,ritenuto il
capobastone della ‘ndrangheta di Melicucco ed imputato con
Giuseppe Graviano – ex capo mandamento di Cosa Nostra del
quartiere di Brancaccio- nel processo sulla ‘ndrangheta
stragista, per il duplice omicidio dei carabinieri Antonino Fava
e Vincenzo Garofalo,assassinati nel gennaio del 1994 mentre
pattugliavano l’autostrada Salerno-Reggio Calabria. Con lui
salgono a una decina i nomi di peso cancellati dalla lista delle
scarcerazioni. E la stessa sorte a breve potrebbe toccare al
boss della camorra Pasquale Zagaria: il 4 giugno il tribunale di
sorveglianza di Sassari dovrà decidere se ripristinare anche per
lui la detenzione in carcere- dove era sottoposto al regime del
41 bis – o confermargli i domiciliari che gli erano stati
concessi per una grave patologia.
Filippone era stato posto ai domiciliari perchè ritenuto a
rischio di contagio da coronavirus per le sue condizioni di
salute (soffre di varie patologie e porta un pace maker) e per
la sua età (ha 80 anni). L’8 maggio scorso aveva chiesto di
essere ricoverato in ospedale. Una perizia ha però stabilito che
le sue condizioni sono compatibili con la detenzione, purchè sia
ristretto in una struttura dove sia disponibile assistenza
medica e l’appoggio di un ospedale. Struttura che il Dap ha
individuato nel carcere di Bari. Così la Corte d’Assise di
Reggio Calabria, su richiesta del pm , ha disposto il ritorno in
cella,ritenendo tuttora «sussistenti» le originarie esigenze
cautelari.
Dopo il decreto il primo a tornare in carcere era stato il 13
maggio scorso Antonino Sacco, della famiglia mafiosa di
Brancaccio. Due giorni dopo aveva perso i domiciliari
l’esponente della ‘ndrangheta Carmine Alvaro, sorpreso in
compagnia di tre persone. Poi era toccato a Francesco Bonura,
imprenditore palermitano condannato per mafia, fedelissimo di
Bernardo Provenzano.E a seguire Franco Cataldo, l’anziano boss
(85 anni) che nel 1994 aveva tenuto segregato in un casolare di
campagna il piccolo Giuseppe Di Matteo prima che fosse
strangolato e sciolto nell’acido. Il 23 maggio era tornato in
carcere anche Francesco Barivelo, condannato all’ergastolo per
reati di stampo mafioso e per l’omicidio dell’agente di polizia
penitenziaria Carmelo Magli. Quasi negli stessi giorni la
stessa sorte era toccata all’ergastolano Antonino Sudato,
all’esponente di Cosa Nostra Pietro Pollichino e a Vincenzo
Guida, accusato di associazione di stampo mafioso e di aver
messo su una sorta di «banca della camorra» a Milano.(ANSA).

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