Confesercenti Area Nord Calabria denuncia Cotticelli e il ministro Speranza

CATANZARO (ITALPRESS) – Una diffida con richiesta di risarcimento danni, pari a 30 milioni di euro, e una denuncia-querela alla Procura della Repubblica di Catanzaro. E’ la presa di posizione messa in campo dalla giunta di Confesercenti Area Calabria Nord, presieduta da Francesco Chirillo, dopo l’applicazione della “zona rossa” per massima criticità Covid alla regione. Nel mirino dell’associazione imprenditoriale, in particolare, il commissario ad acta per la Sanità Saverio Cotticelli, e il ministro della Salute Roberto Speranza, per i “clamorosi ritardi” del piano anti-pandemia in Calabria. (ITALPRESS) – (SEGUE).
L’azione legale, affidata all’avvocato Alessandro Ferrara, sottolinea infatti come “l’inserimento della Regione Calabria tra le Regioni ad alto rischio – dato atto dell’attuale, basso numero di contagi in rapporto ai tamponi eseguiti, basso rapporto tra posti di terapia intensiva occupati e posti disponibili e della scarsa incidenza della pandemia sul territorio – trovi unico motivo di giustificazione nella mancata adozione del Piano di riorganizzazione previsto dall’art. 2 del Dl 34/2020 e nella conseguente inefficacia delle misure di contrasto alla pandemia in caso di incremento della curva dei contagi. Di siffatta condizione non possono che essere considerati responsabili il Commissario ad acta ed il Ministero della Salute”. Da qui la diffida di Confesercenti al Ministero della Salute e alla Regione Calabria per il “risarcimento dei danni economici subiti e subendi dai propri associati per il periodo di applicazione alla regione Calabria dell’art. 3, del DPCM 3 novembre 2020, quantificati ad oggi in 30 milioni di euro”.
“Considerato infine – scrive l’avvocato Ferrara, per mandato di Confesercenti Area Calabria Nord – che il Commissario ad acta ed il Ministro della Salute, nella loro qualità, hanno omesso di compiere un atto che per ragioni di giustizia, ordine pubblico e sanità doveva essere compiuto senza alcun ritardo, chiede che la Procura della Repubblica voglia disporre gli opportuni accertamenti in ordine ai fatti esposti in narrativa, valutando gli eventuali profili di illiceità penale degli stessi e, nel caso, individuare i possibili responsabili e procedere nei loro confronti. Formula altresì denuncia-querela qualora dagli accertamenti emergessero fatti di reato procedibili a querela di parte”.
L’azione legale, affidata all’avvocato Alessandro Ferrara, sottolinea infatti come “l’inserimento della Regione Calabria tra le Regioni ad alto rischio – dato atto dell’attuale, basso numero di contagi in rapporto ai tamponi eseguiti, basso rapporto tra posti di terapia intensiva occupati e posti disponibili e della scarsa incidenza della pandemia sul territorio – trovi unico motivo di giustificazione nella mancata adozione del Piano di riorganizzazione previsto dall’art. 2 del Dl 34/2020 e nella conseguente inefficacia delle misure di contrasto alla pandemia in caso di incremento della curva dei contagi. Di siffatta condizione non possono che essere considerati responsabili il Commissario ad acta ed il Ministero della Salute”. Da qui la diffida di Confesercenti al Ministero della Salute e alla Regione Calabria per il “risarcimento dei danni economici subiti e subendi dai propri associati per il periodo di applicazione alla regione Calabria dell’art. 3, del DPCM 3 novembre 2020, quantificati ad oggi in 30 milioni di euro”.
“Considerato infine – scrive l’avvocato Ferrara, per mandato di Confesercenti Area Calabria Nord – che il Commissario ad acta ed il Ministro della Salute, nella loro qualità, hanno omesso di compiere un atto che per ragioni di giustizia, ordine pubblico e sanità doveva essere compiuto senza alcun ritardo, chiede che la Procura della Repubblica voglia disporre gli opportuni accertamenti in ordine ai fatti esposti in narrativa, valutando gli eventuali profili di illiceità penale degli stessi e, nel caso, individuare i possibili responsabili e procedere nei loro confronti. Formula altresì denuncia-querela qualora dagli accertamenti emergessero fatti di reato procedibili a querela di parte”. (ITALPRESS).

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