Condannato sindaco Reggio Calabria: giudici, “dominus vicenda”

(ANSA) – REGGIO CALABRIA, 21 FEB – «Dominus dell’intera
vicenda ed ideatore del progetto di affidamento diretto del
Miramare all’amico Zagarella, sia nella sua veste formale di
sindaco, e dunque di soggetto che riveste la più alta carica
all’interno della Giunta comunale, sia nella sua veste
sostanziale, quale agente direttamente interessato
all’approvazione della delibera Miramare, alla cui votazione
ha partecipato non solo in violazione di legge, alla stregua
degli altri imputati, ma anche in spregio all’obbligo di
astensione su di lui gravante alla luce dei rapporti
intrattenuti con Zagarella».
Così i giudici del Tribunale di Reggio Calabria fanno
riferimento al sindaco Giuseppe Falcomatà nelle motivazioni
della sentenza con cui il primo cittadino, nello scorso mese di
novembre, è stato condannato, per abuso d’ufficio, ad un anno e
4 mesi di reclusione, con pena sospesa, nel cosiddetto «processo
Miramare».
Falcomatà é stato assolto, invece, dall’accusa di falso. La
condanna ha portato alla sua sospensione dalla carica di sindaco
sulla base della legge Severino.
A conclusione del dibattimento, insieme a Falcomatà, sono stati
condannati a un anno di reclusione ciascuno anche sette
assessori comunali, che sono stati anche loro sospesi.
L’inchiesta che ha portato alle condanne ha riguardato i
presunti illeciti che avrebbero caratterizzato le procedure di
affidamento senza bando dell’immobile che un tempo ospitava il
“Grand Hotel Miramare», di proprietà del Comune,
all’associazione «Il sottoscala», riconducibile all’imprenditore
Paolo Zagarella, legato a Falcomatà da rapporti di amicizia.
Zagarella, tra l’altro, nel corso della campagna elettorale per
le comunali del 2014, aveva concesso locali di sua proprietà a
Falcomatà, che li aveva utilizzati per la sua segreteria
politica.
“È indiscutibile – si afferma ancora nelle motivazioni della
sentenza del Tribunale, presieduto da Fabio Lauria – che il
primo cittadino, oltre ad avere un rapporto di amicizia con
Zagarella, avesse nei suoi confronti anche un debito di
riconoscenza».
Nelle motivazioni i giudici fanno proprie le argomentazioni
sostenute, nel corso del processo, dalla pubblica accusa,
rappresentata dai sostituti procuratori Walter Ignazitto e
Nicola De Caria, che avevano chiesto la condanna di Falcomatà ad
un anno e 10 mesi e degli assessori ad un anno ed 8 mesi. Il
Tribunale, tra l’altro, definisce l’affidamento dell’immobile
comunale una vicenda «sciatta e superficiale di gestione della
cosa pubblica». Sindaco e assessori, infatti, secondo i giudici,
“hanno scientemente violato, nell’esercizio delle loro funzioni,
una pluralità di specifiche norme di legge che imponevano regole
di condotta non discrezionali». I componenti della Giunta,
inoltre, a detta dei giudici, «hanno arrecato, con
l’approvazione della delibera comunale, un vantaggio
patrimoniale ad un amico del sindaco, procurandogli
intenzionalmente un’utilità suscettibile di valutazione
economica, con correlativo danno ingiusto per i terzi
potenzialmente interessati all’affidamento del Miramare».
(ANSA).

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi