Assolto dalla Cassazione il colonnello dei carabinieri Giardina

(ANSA) – REGGIO CALABRIA, 30 SET – La Cassazione ha assolto
definitivamente il colonnello dei carabinieri Valerio Giardina è
dall’accusa di falsa testimonianza perché «il fatto non
sussiste».
I giudici della Suprema Corte hanno rigettato il ricorso
formulato dall’ex procuratore generale di Reggio Calabria Dino
Petralia, oggi capo del Dap, e dall’avvocato generale Fulvio
Rizzo contro l’assoluzione dell’ex comandante del Ros reggino
Valerio Giardina che ha arrestato boss del calibro di Pasquale
Condello, detto il «Supremo», e condotto inchieste come «Meta”
sulla quale poggiano le basi alcuni maxi-processi ancora in
corso in riva allo Stretto. Attività che Giardina aveva portato
a termine con il suo vice, il maggiore Gerardo Lardieri già
assolto in primo grado e oggi in servizio alla guida della
sezione di pg di Catanzaro.
L’indagine era partita dall’ex procuratore di Reggio
Calabria Giuseppe Pignatone e dal pm Beatrice Ronchi che avevano
indagato i due ufficiali dopo la loro testimonianza nel processo
contro la cosca Logiudice. I magistrati avevano, in sostanza,
accusato i due ufficiali di non aver detto la verità in merito
alla cattura di Condello. Per questo motivo, il procuratore
Federico Cafiero De Raho e l’aggiunto Gaetano Paci nel novembre
2017 avevano chiesto il rinvio a giudizio per Giardina e
Lardieri contestando al solo colonnello addirittura l’aggravante
mafiosa. La stessa Procura che aveva voluto il processo, in
primo grado ha chiesto e ottenuto l’assoluzione di Lardieri
perché il fatto non sussiste. Giardina era stato, invece,
condannato dal gup a un anno e 8 mesi di reclusione. Sentenza
ribaltata, nel luglio 2019, dalla Corte d’Appello di Reggio che
ha assolto Giardina perché il fatto non sussiste. Decisione che
ieri sera ha trovato il sigillo della Corte di Cassazione. Gli
ermellini hanno respinto la richiesta di annullamento con rinvio
formulata dalla Procura generale di Reggio, condividendo la tesi
difensiva dell’avvocato Francesco Gambardella.
L’inchiesta ha avuto inevitabili ripercussioni negative sulla
carriera dei due ufficiali. Giardina, oggi in servizio in un
ufficio interforze di Roma, da tempo sarebbe dovuto diventare
generale, grado che, in attesa della definizione del processo,
era stato congelato. (ANSA).

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